Continuano senza sosta i furti e i danneggiamenti nelle campagne del Parco dell’Etna. Davanti a questa scoraggiante situazione che impedisce così agli investitori di poter valorizzare il territorio perché temono fenomeni criminali, scende in campo il presidente Carlo Caputo, intenzionato a rivolgersi non solo al prefetto di Catania ma anche ai sindaci delle zone limitrofe per disporre un sistema di videosorveglianza.

“Proprio così – dice Caputo – come ho fatto in precedenza per le moto nell’area protetta, scriverò al prefetto. Non c’è dubbio che questo tipo di criminalità frena lo sviluppo e va contrastata, anche per tutelare le coltivazioni agricole dell’Etna e le tipiche testimonianze rurali di un tempo».

Io l’ho sempre sostenuto: il Parco fa bene il suo lavoro a salvaguardia dell’ambiente, ma sull’Etna c’è bisogno di una nuova autority indipendente che si occupi di tutto il resto, compreso la sicurezza. Nel Parco esiste una eccessiva parcellizzazione di competenze che spesso non giova.

Leggo che il sindaco di Randazzo, Francesco Sgroi, ha chiesto al Ministero dell’Interno di videosorvegliare il territorio. Se dovesse essere ascoltato e la videosorveglianza dovesse essere finanziata sono pronto ad approvare i progetti, anche se dovessero prevedere l’istallazione di pali alti per non consentire ai malviventi di manomettere facilmente le telecamere. Stessa cosa vale per i privati. A patto, però, che mettano le immagini dei propri sistemi di videosorveglianza in rete ed a disposizione del Parco.

Creeremo così le condizioni per avere più occhi a vigliare il territorio in maniera efficace contro tutti i tipi di reato. Cosa che adesso, per via di tanti problemi e per le scarse risorse a disposizione, non si riesce a fare. Potremo sancire tutto ciò anche attraverso un protocollo d’intesa con i Comuni. Daremo un servizio a chi vive il Parco, perché la sicurezza è fondamentale”.